12ottobre

Aber, Uganda: operativa l’unità neonatale presso il Pope John Hospital

Il giorno 27 agosto alle ore 3.00 p.m è nata Ajangi Dilish una bimba di 1.510 gr, il primo paziente ad essere ammesso nella nuova Unità Neonatale del Pope John Hospital a Aber (PJHA)-Distretto Oyam in Uganda. L’unità – costruita grazie alla raccolta di fondi di privati toscani (Caritas di Firenze ed il gruppo toscano di Cuamm) ed inaugurata il 14 agosto alla presenza delle autorità locali e del vescovo della Diocesi di Lira Monsignor Franzelli, fiorentino di nascita – rappresenta una tappa importante del Progetto di Interesse Regionale (PIR) gestito della Azienda Ospedaliero Universitaria Senese in partenariato con la ONG “Medici con l’Africa – Cuamm”. Il PIR intende contribuire al miglioramento della mortalità neonatale attraverso una migliore qualità della cura nei primi giorni di vita attraverso un miglioramento sia della qualità dei servizi, in particolare relativamente alla gestione del rischio clinico sia delle competenze del personale socio-sanitario locale dedicato alle cure materne, neonatali, infantili ed alle emergenze pediatriche.

Al fine di rendere operativa l’unità neontale, dal 18 al 30 agosto 2018 si è svolta – presso il Pope John Hospital – la missione della Dr.ssa Barbara Tomasini e Dr Stefano Zani dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese con l’obiettivo principale quello di fornire formazione ed assistenza tecnica al personale dell’ospedale ed in particolare di quello impegnato nella unità neonatale che conta per il momento 8 unità. All’interno della missione sono stati realizzati: (i) un corso sulla “Essential Newborn Care (ENC)” contraddistinto da lezioni frontali e training on the job svolte nel reparto di Pediatria dove attualmente sono ricoverati i neonati con le loro madri; (ii) una formazione specifica relativa alle manovre assistenziali verso madri e neonati svoltosi all’interno dell’unità neonatale; (iii) un corso finalizzato formare 3 formatori in rianimazione neonatale.

La missione è stata una occasione per i dottori Tomasini e Zani per verificare i dati relativi alla mortalità neonatale e condividere un percorso con i partner locali (anche con quelli afferenti ai centri sanitari periferici aderenti all’ospedale) finalizzato allo sviluppo delle cure al neonato e gli indicatori di verifica della qualità delle stesse per tutto il distretto di Oyan. La compilazione di quasi il 70% delle cartelli cliniche dei neonati ha consentito l’analisi di un campione rappresentativo di dati che permesso di apprezzare la costante e continua riduzione degli indici di mortalità neonatale ed il miglioramento della qualità delle cure. Il metodo canguro, in particolare, si è confermato essenziale per i neonati nati prematuri e/o di basso peso, ed è oramai considerato un gold standard di cura da implementare a tutti i livelli sanitari e a domicilio fino al raggiungimento di un peso adeguato.

Africa, Azienda Ospedaliero Universitaria Senese, cooperazione sanitaria internazionale, Cuamm, salute infantile, Uganda