Salute e Telemedicina in Perù e Bolivia: pubblicati due report di valutazione sulle attività in Apurímac

Nell’ambito del progetto “Salute e Telemedicina: consolidamento e rafforzamento dell’accesso alle cure sanitarie di base in Perù e Bolivia”, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e cofinanziato dal Centro Salute Globale della Regione Toscana (CSG), pubblichiamo due report di valutazione che restituiscono in modo molto concreto cosa ha funzionato, cosa va consolidato e quali correttivi possono rendere più efficaci e sostenibili gli interventi in contesti rurali e andini complessi. Il progetto, con Apurímac ETS come capofila e il CSG come partner, si è sviluppato in particolare nella regione di Apurímac, territorio in cui povertà, isolamento geografico, barriere culturali e linguistiche e difficoltà di accesso ai servizi essenziali incidono sulla prevenzione, sulla continuità delle cure e sulla capacità stessa di percepire precocemente i rischi per la salute.
L’approccio è stato integrato: da un lato la promozione della salute e il lavoro educativo nelle comunità (con un’attenzione specifica agli adolescenti e alla scuola), dall’altro il rafforzamento delle competenze e dell’operatività dei servizi territoriali, anche attraverso il supporto alla telemedicina e la dotazione di strumenti clinici utili a portare l’assistenza più vicino alle persone, fino al domicilio, soprattutto per i pazienti più fragili. Il primo report presenta la valutazione finale delle campagne di educazione alla salute realizzate nelle scuole, con focus su educazione sessuale e riproduttiva e prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse, condotte in due periodi (aprile–ottobre 2024 e aprile–settembre 2025) e rivolte principalmente a studenti tra 12 e 15 anni, con iniziative dedicate anche a genitori e docenti; la valutazione utilizza pre-test e post-test (stesse domande prima e dopo gli incontri) e questionari di gradimento per misurare apprendimento e percezione dell’utilità delle attività, innestandosi su un lavoro preliminare svolto a inizio 2024 per identificare bisogni e temi prioritari tra gli adolescenti. Nel complesso emerge un miglioramento delle conoscenze, con un incremento medio intorno al 20% nelle risposte corrette al post-test, risultato rilevante considerando la durata contenuta degli interventi, e un gradimento elevato da parte degli studenti, segnale di una domanda di informazione e confronto che, se ben accompagnata, può tradursi in maggiore consapevolezza e capacità di scelta. Allo stesso tempo, la valutazione mette in evidenza nodi tipici del lavoro educativo su questi temi: in particolare la persistenza di confusione tra prevenzione delle gravidanze indesiderate e prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse, che richiede messaggi ancora più chiari e mirati sulla distinzione tra contraccezione e protezione dalle MST, e raccomanda di dare maggiore continuità alle attività lungo l’anno scolastico, rendendole più pratiche, dinamiche e multimediali, oltre a rafforzare il coinvolgimento di docenti e famiglie e valorizzare strumenti linguistici e culturali adeguati al contesto (inclusa la lingua quechua) per favorire comprensione e partecipazione.
Il secondo report riguarda invece la valutazione finale sull’uso e sull’efficacia dei kit per le visite domiciliari e dei punti di telemedicina, componenti pensate per rendere più accessibili le cure di base e migliorare l’integrazione con il sistema nazionale di telemedicina; in Apurímac il progetto ha equipaggiato 69 “tele-ambulatori” e distribuito kit domiciliari, progettati in modo più essenziale e aderente ai bisogni della primary health care rispetto a esperienze precedenti, e accompagnati da formazione sul campo e assistenze tecniche a distanza anche con il supporto istituzionale. La valutazione rileva un contributo al miglioramento della telemedicina e alla crescita delle attività (teleconsulti e visite domiciliari) nelle strutture coinvolte, ma evidenzia anche le criticità operative che, se non affrontate, rischiano di limitare la piena adozione degli strumenti: tempi di attesa per le teleconsulenze, connettività instabile, carichi di lavoro e mancanza di personale dedicato, oltre alla preferenza di alcuni pazienti per la visita in presenza; si segnala inoltre un utilizzo ancora parziale o difficoltoso della piattaforma nazionale TELEATIENDO, aspetto che rimanda non solo alla formazione tecnica, ma anche all’organizzazione del lavoro, all’allocazione di tempo e responsabilità e alla standardizzazione dei flussi. Per quanto riguarda i kit, dalle interviste emergono elementi molto pratici: la borsa può risultare pesante o ingombrante in un territorio in cui gli spostamenti avvengono spesso a piedi; alcuni dispositivi (in particolare l’ECG) sono percepiti come più complessi; e compaiono proposte di integrazione della dotazione (ad esempio strumenti aggiuntivi per specifiche esigenze cliniche), tutti aspetti che la valutazione traduce in raccomandazioni operative utili a migliorare usabilità, appropriatezza e sostenibilità.
Nel loro insieme, questi due report non sono soltanto documenti di monitoraggio: offrono indicazioni applicabili per rendere l’educazione alla salute più efficace nella scuola e per rafforzare la telemedicina come leva reale di equità, soprattutto nei contesti remoti dove la distanza si misura in ore di cammino e la “prossimità” delle cure dipende dalla capacità di far funzionare organizzazione, tecnologie e competenze in modo coordinato; per questo li rendiamo disponibili integralmente in PDF, con l’obiettivo di condividere evidenze, lezioni apprese e piste di miglioramento con operatori, istituzioni e partner, in Perù, in Bolivia e più in generale nei contesti in cui l’accesso alle cure passa anche dalla capacità di innovare senza perdere aderenza ai bisogni reali delle comunità.

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